Luciano Usai, missionario Cappellano dei Guastatori

di Michelangelo Sanna

(settembre 1993)

da Il Provinciale del 15 ottobre 1993

Diciamolo subito: Michelangelo Sanna non pretende di essere uno scrittore. Puoi anche non condividerne le idee, la sua ricostruzione dei fatti e l’interpretazione dei medesimi: lui non se n’ha a male di certo. Sicuramente resti però affascinato dalla sua ricchissima anedottica, dalla vivacità, dalla passione con cui accompagna le sue narrazioni-testimonianze. Sei costretto ad ammirare la sua grande capacità di ricostruire, sul filo della memoria, il suo vissuto.
Il libro su Padre Luciano usai nasce dal desiderio, quasi dalla necessità di presentare una ìverità” che può non essere compresa o che a molti può tornare sgradita: ridare una dimensione, uno spessore umano e religioso all’esistenza del Cappellano compagno d’armi e difenderne la memoria, rivalutando insieme il sacrificio di uomini che morirono perché credettero in un ideale forse oggi non da tutti apprezzato: la patria. Finata la lettura, ti accorgi che per l’Autore è stata una liberazione, quasi l’adempimento di una promessa: a cinquant’anni dai fatti, parlare di questi valorosi.
Nella sua premessa l’Autore dichiara di voler evocare ìmomenti di vita avventurosa... intesa come missione”. Sono alcuni momenti di vita del P. Luciano Usai, sangavinese, missionario impegnato nell’opera di evangelizzazione, ma anche cappellano militare del 31º Guastatori in Africa, durante la seconda guerra mondiale; decorato sul campo per il suo coraggio dallo stesso Rommel; anima dei Guastatori a El Alamein; personaggio discusso e controverso quando viene coinvolto nella ricostruzione dell’esercito della Repubblica di Salò. Michelangelo Sanna, testimone di atti di eroismo nei campi di battaglia, nel suo libro, lo propone del pieno della sua opera, sprezzante del pericolo, mentre assolve i morenti, conforta i feriti, incita al coraggio, sempre con il suo inseparabile Cricifisso. Una grave malattia lo riporterà morente in Italia. L’8 settembre sarà fatale anche per il Padre Luciano: lo coglierà infatti sull’altra sponda allorché l’alleato tedesco diviene il nemico da combattere. Sulla confusione di quei giorni e dei mesi che seguirono, ancora oggi non è facile fare chiarezza. L’Autore va alla ricerca di risposte oneste. Quale il coinvolgimento del Padre Usai nella R.S.I. alla quale è approdato, su invito del conterraneo Barracu, come Cappellano della Presidenza del Consiglio? Quale la parte avuta nell’arruolamento dei militi sardi che non riescono a rientrare a casa per la mancanza di navi? Quale fu la missione segreta affidatagli dal Comando tedesco nel suo viaggio avventuroso in Sardegna? Come si giunse al suo arresto e perché? Fu giusta la condanna dietro accusa di collaborazionismo e spionaggio?
Numerosi i quesiti cui non sempre è facile dare una risposta, ma da cui l’Autore non si sottrae. Michelangelo Sanna apre una pagina di storia di un sangavinese che ci appartiene, estremamente interessante e dà un notevole contributo alla comprensione dei fatti.
L’impegno missionario nel Brasile, l’opera instancabile in mezzo ai diseredati, per l’Autore, sono ulteriore prova della bontà d’animo, della rettitudine, della grandezza del personaggio. Strettamente unite alle vicende del Cappellano-Missionario le sorti drammatiche, dolorose dei Compagni d’arme in una guerra non voluta, ma combattuta con disprezzo del pericolo.
Pellegrino al Sacrario-ossario di El Alamein, Michelangelo Sanna sfiora commosso, con delicatezza, con amore, quelle tombe. Al suo passaggio gli uomini, per un attimo, riprendono vita: Giovanni Leccis, di Gonnosfanadiga, medaglia d’oro al valore; Werson, inglese; ecco uomini conosciuti o appena intravisti tra i bagliori della battaglia. Sacrifici e ancora sacrifici: la bruciante sconfitta di El Alamein: la Ritirata, la prigionia a Hereford nel Texas. Neppure i vincitori sono molto teneri con i loro prigionieri fascisti: sprazzi di luce, o se si vuole, coni d’ombra sui decantati campi di prigionia alleati.
Su tutta la narrazione, il senso dell’inutilità, la frustrazione, l’amarezza per la futura incomprensione: sacrifici, atti di eroismo, le stesse vite umane, se perse dall’altra parte della barricata, spesso non riescono ancora a trovare gratitudine, rispetto, dignità. Michelangelo Sanna scrive con schiettezza, senza infingimenti letterari, con stile scabro perché molto ha provato sulla propria pelle, dandosi sempre una sola risposta, quella dettata dal dovere.
Chi ha conosciuto Padre Usai non potrà non essere grato all’Autore per la testimonianza resa; chi non l’ha conosciuto, potrà trovare nel libro di Michelangelo Sanna i lineamenti di un missionario-soldato, di una pagina di storia patria che ci riguarda da vicino. Di sicuro uno strumento valido di discussione per chi ama ricercare la verità al di là dei pregiudizi di parte.

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