Azarael - uomini balenti e cavalli maestri

di Fulvio Tocco

(ottobre 2007)

(da Il Provinciale del 1 novembre 2007)

Edizioni Fiore

Il libro di Tocco si inserisce in un ampio filone che da una ventina d’anni a questa parte, vede autori, spesso gente qualunque, raccontarsi. Questi uomini e donne raccontando le proprie storie e il proprio contesto storico ricostruiscono la nostra storia, la storia dei nostri paesi, dei nostri usi e costumi dei nostri sacrifici ma raccontano anche le nostre gioie, i nostri valori e la nostra fierezza di sardi. Insomma finalmente a raccontare di noi e a costruire il grande mosaico della storia della provincia sarda non sono più i cattedratici ma noi stessi in prima persona. Usciti da un antico torpore e preso coraggio abbiamo smesso ogni timore riverenziale verso la penna, strumento un tempo riservato a pochi, per testimoniare il nostro passato, la nostra sardità. Così che sempre più alla storia per il popolo si va sostituendo la storia del popolo. Un popolo non più oggetto ma soggetto e protagonista in prima persona del suo esistere.
È questo un vero e proprio filone di antropologia culturale di fondo in cui, il proprio vissuto e il proprio contesto socio-culturale diventano fonte di una più autentica “storia di Sardegna” e più precisamente della provincia sarda.
Vanno scomparendo gli antichi atteggiamenti piagnucolosi di vinti per lasciare il posto a uomini vincenti, abili e colti dominatori che sempre più ci inducono a godere dell’orgoglio di appartenenza ad una terra, come poche altre, privilegiata da Dio e dalla natura.
Fulvio Tocco si inserisce magnificamente in questa tendenza. Apparentemente il libro non si direbbe autobiografico. Ma quando a scrivere non è un mestierante della penna è fatale e imprescindibile che l'autore non possa che trascrivere se stesso. Infatti la ricerca della cultura antropologica del proprio territorio avvolge lo stesso autore che ne fa parte. Così che egli diventa di volta in volta Azarael, Delfino, Pasqualino e ogni altro personaggio del suo libro. Ma a Tocco non basta. Egli si avventura ancora più in profondità tentando di compenetrare perfino la psiche del Cavallo, anch'esso fieramente sardo, che si lascia conquistare ma non dominare (su kaddu ti ligidi su coru in corpusu).
Intorno all’uomo cavaliere-acrobata e il suo nobile amico a quattro zampe Tocco fa rivivere un mondo complesso e ricco di valori entro cui nasce e si sviluppa “sa balentìa”.
Sono tante le storie che si rincorrono e si intrecciano. Avvenimenti e incontri che producono favolose ambientazioni sature di profumi delicati e soavi ma anche forti e aspri. Non mancano riferimenti e incisi in lingua sarda che contribuiscono a divulgare il nostro patrimonio linguistico senza distinzione tra le varianti principali cabesusesu o campidanesu.
C’è la Sardegna nel libro di Tocco una Sardegna vera ma a tratti anche istintivamente e onestamente vagheggiata come ci si aspetta da chi ama profondamente la sua terra.
Un libro che, al di là del tema specifico, si configura come un altro importante tassello della nostra grande storia.


Gerardo Addari

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